L’energia, oltre ad avere un valore di mercato, ha anche e
soprattutto una valenza ambientale. L’uso delle fonti
energetiche convenzionali, infatti, può comportare danni
all’ambiente in cui viviamo ed alla collettività. Tali danni
sono conosciuti come esternalità negative: cioè dei “costi”
sociali aggiuntivi che in genere è difficoltoso da esprimere
in termini monetari e quindi sono difficilmente incorporabili
nei prezzi. Il consumo di energia oggi non è quindi illimitato
e privo di problemi, ma deve essere indirizzato al fine di uno
sviluppo sostenibile delle risorse. Il concetto di
“Sostenibilità” e “Sviluppo Sostenibile”è stato introdotto nel
Rapporto Our Common Future (1987) della World Commission on
Environment and Development (Commissione Bruntland), che gli
diede la sua accezione più nota, ovvero lo sviluppo che
“garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza
compromettere la possibilità che le generazioni future
riescano a soddisfare i propri”. Il tema dei consumi è quindi
legato strettamente alla tematica ambientale. Una prima
problematica di cui si parla spesso è la crisi energetica con
riferimento all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili,
che condizionano l’intera collettività in quanto agiscono sul
costo della vita. L’aumento dei prezzi dipende sostanzialmente
da fattori congiunturali, quali la politica di cartello dei
paesi OPEC e quella fiscale dei paesi UE, che accrescono
considerevolmente il prezzo di mercato del greggio in
confronto ai costi reali di produzione. Nonostante le scorte
dei combustibili fossili, secondo stime risalenti all’anno
2000, dureranno ancora per diversi anni, e precisamente:
a) carbone, 230 anni
b) petrolio, 45 anni
c) gas naturale, 63 anni
d) uranio-235,54 anni (combustibile
da fissione)
l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) stimava nel
2000 che la domanda mondiale di greggio dovrebbe crescere del
51% al 2020 rispetto ai valori di quell’anno e passare da 76
milioni di barili al giorno a 115 milioni di barili al giorno.
Il costo dell’energia primaria da combustibili fossili tenderà
dunque a crescere nei prossimi anni soprattutto grazie alla
forte richiesta di energia che accompagnerà i paesi in via di
sviluppo ed in misura più marginale anche dai paesi
industrializzati. Dall’esigenza di disporre di grandi quantità
di energia deriva un’altra causa fondamentale per i vincoli al
consumo: l’inquinamento ambientale. Nella situazione attuale
le fonti energetiche nel mondo (secondo ENEA “Noi per lo
sviluppo sostenibile”) sono ancora legate in gran parte alle
fonti fossili
· petrolio
38%
· carbone 24%
· gas 20%
· nucleare 6%
· idraulica
2%
· biomassa 8%
· nuove
rinnovabili (eolico, solare, ecc..) 2%
mentre le cause dell’inquinamento sono dovute
principalmente agli autoveicoli, agli impianti di
riscaldamento, le centrali termoelettriche, gli inceneritori e
le industrie. Si possono in generale distinguere tre forme
d’inquinamento:
a) un inquinamento “locale”, in
prossimità delle sorgenti d’inquinamento (città e zone
industriali)
b) un inquinamento “regionale” o
”transfrontaliero”, che produce effetti anche a centinaia e
migliaia di chilometri dal punto di emissione (ad esempio
piogge acide,smog fotochimico)
c) un inquinamento “globale”, che
produce effetti su scala planetaria (assottigliamento dello
strato di ozono, effetto serra)
I principali inquinanti atmosferici sono:
· la anidride
carbonica, assieme agli altri gas serra (metano, perossido di
azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di
zolfo);
· il monossido di
carbonio, gli ossidi di azoto e di zolfo;
· i composti
organici volatili (COV)
· i
clorofluorocarburi
La formazione di composti è più o meno direttamente
correlata alla produzione ed al consumo di energia. In
generale esistono diversi impatti ambientali dovuti a questi
agenti inquinanti:
· L’inquinamento
diretto danneggia la salute dell’uomo e delle altre specie
viventi, in particolare gli ossidi di azoto in quantità
elevate possono danneggiare l’apparato respiratorio, mentre il
monossido di carbonio riduce la capacità di ossigenare i
tessuti. Per alcuni composti organici volatili, come il
benzene, si è accertata la cancerogenicità per l’uomo. Le
polveri sottili hanno invece sia un effetto fisico
sull’apparato polmonare, sia possono agire da vettori di
piombo e composti organici volatili.
· Le piogge acide
sono dovute principalmente a sottoprodotti delle centrali
termoelettriche, di alcune attività industriali, degli
scarichi di autoveicoli e degli impianti di riscaldamento
domestico quali gli ossidi di azoto e l’anidride solforosa i
quali interagendo con l’umidità dell’aria originano composti
acidi che hanno effetti negativi sulla salute dell’uomo, sulla
vegetazione, sulla fauna, e sui monumenti.
· Lo smog
fotochimico proviene dall’interazione tra i raggi solari e gli
ossidi di azoto e carbonio oltre che sui Composti Organici
Volatili
· Il “buco
dell’ozono” è causato soprattutto dagli ossidi d’azoto e dai
clorofluorocarburi che riducono lo strato di ozono in
stratosfera. Le radiazioni solari ultraviolette se non vengono
schermate possono raggiungere il suolo e provocare
alterazioni delle molecole di DNA (effetti mutageni e
cancerogeni) alle diverse forme di vita.
· L’effetto serra
è stato da sempre presente in natura: il vapore acqueo e
l’anidride carbonica trattengono il calore che la terra
riemette una volta assorbiti i raggi solari e permettono di
mantenere la temperatura nella biosfera a livelli ottimali per
la vita. Tuttavia l’aumento di anidride carbonica e di altri
gas come il metano in atmosfera in quantità superiori alla
loro normale presenza causa un aumento della temperatura nella
temperatura che negli ultimi anni è osservato con sempre più
attenzione: rispetto all’era preindustriale l’anidride
carbonica è aumentata del 30%, il metano del 145%.
Il riscaldamento del globo rappresenta la principale
emergenza ambientale che verrà affrontata in questo secolo: le
maggiori preoccupazioni non riguardano tanto il fatto che il
clima possa cambiare, ma soprattutto la velocità con la quale
possano avvenire tali cambiamenti: una variazione troppo
repentina del clima repentina del clima potrebbe avere effetti
imprevedibili sulla struttura dell’ambiente e degli ecosistemi
in generale. L’Intergovernmental Panel on Climate Change
(IPCC), una commissione scientifica costituita appositamente
nel 1988 comprendente circa 2000 ricercatori, ipotizza che con
il trend attuale la temperatura media della terra aumenterà
dai 0,6°C ai 5,6°C entro il 2100 con un tasso di riscaldamento
molto più elevato rispetto a quello del 20 secolo. Ciò
potrebbe voler dire il rischio di desertificazione per ampie
regioni del globo e fenomeni di inondazioni, uragani ecc.. in
altre aree. Il Terzo Rapporto dell’IPCC (TAR) del 2001,
riporta che i cambiamenti recenti del clima possono essere
attribuiti alle attività umane. In particolare:
· “il sistema
climatico della terra presenta cambiamenti dimostrabili, sia
su scala globale che regionale a partire dall’era
pre-industriale e alcuni di questi cambiamenti sono
attribuibili ad attività umane”
· “le attività
umane hanno aumentato dall’era pre-industriale le
concentrazioni di gas serra in atmosfera”
· “gli anni ’90
sono stati i più caldi e l’anno 1998 il più caldo dal 1860 in
poi”
· “ci sono nuove
e più forti prove che il riscaldamento osservato negli ultimi
50 anni è attribuibile ad attività umane”
· “la
concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2) è
aumentata di circa il 30%fino ad oggi;negli ultimi 20 anni per
¾ a causa dell’utilizzo dei combustibili fossili”
Secondo tale rapporto l’influenza dell’uomo continuerà a
cambiare la composizione dell’atmosfera durante il secolo.
· “è praticamente
certo che le emissioni dovute ai combustibili fossili avranno
un’influenza primaria sulla concentrazione di CO2 nel prossimo
secolo. I modelli matematici prevedono concentrazioni di CO2
per il 2100 maggiori dal 90% fino al 250% della concentrazione
del 1750, a seconda dello scenario considerato”
Si prevede che il livello del mare potrebbe innalzarsi di
circa un metro, con l’allagamento di vaste regioni costiere e
con il diffondersi nelle zone temperate di alcune patologie
tipiche delle regioni costiere. In una analisi sulle
emissioni di gas serra in Italia effettuata dall’ISSI su
dati APAT emerge che la tendenza delle emissioni è di un
consistente aumento. Le emissioni totali nel 2003 erano
stimate in 592 Mt CO2 equivalenti con un aumento percentuale
nel 2003 rispetto al 1990 del 12%. Le emissioni dal 1990 al
2003 sono aumentate di 61 Mt CO2 equivalenti
....continua.......